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venerdì 1 giugno 2018

Gli effetti (enormi) della reputazione di brand sulla propensione ai consumi

(Post di Dino Amenduni)

Non sono mai stato un pubblicitario classico, vuoi per formazione vuoi per personale vocazione. Non mi interessa vendere, preferisco convincere. E ancora di più, preferisco ascoltare, studiare e poi trasformare il mio studio in strategia.

Da qualche anno ho abbandonato la gestione operativa dei social media manager. Le mie competenze sono cambiate, mi riesce più lo sguardo d’insieme rispetto all’analisi puntuale del dettaglio. E soprattutto sono indietro tecnicamente.

Leggo ogni giorno newsletter di settore sul marketing, ma più passa il tempo più mi convinco di una cosa: tra addetti ai lavori si parla troppo del ‘come’, troppo poco del ‘cosa’ e ancor di meno del ‘chi’.

C’è questa credenza magica, per me molto autoassolutoria, che basti comunicare bene per salvarsi anche quando non si ha più una “faccia pubblica”.

Questa tabella IPSOS conforta le convinzioni personali degli ultimi anni.

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Qui vedete una correlazione tra il livello di reputazione del mittente (a sinistra: reputazione totalmente screditata; a destra, reputazione totalmente favorevole) e una serie di comportamenti legati al consumo: capacità di ricordare una pubblicità, disponibilità all’acquisto, addirittura stato d’animo del consumatore.

Questa tabella dimostra che la reputazione è il vero algoritmo della comunicazione contemporanea. A parità di tutte le altre variabili tecniche, la reputazione funge da straordinario moltiplicatore di efficacia.

È chiaro che esiste un rapporto diretto tra reputazione e contenuti (buoni contenuti portano a buona reputazione) ma bisogna iniziare a parlare con grande chiarezza, a noi stessi e ai nostri clienti: un mittente che non gode della fiducia del pubblico deve prima di tutto ricostruire la sua identità, dovrà dunque lavorare sul ‘chi’ e sul ‘cosa’. Solo dopo, molto dopo, arriverà la tecnica, il ROI, le vanity metrics e tutte quelle paroline magiche che trovate nelle presentazioni anglofone che provano a vendere l’invendibile.

[ricerca integrale IPSOS qui: https://www.ipsos.com/en/unlocking-value-reputation]