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lunedì 6 maggio 2019

Un manifesto a Gorizia, Friuli Venezia Giulia

(post di Dino Amenduni)

Quasi tutti i consulenti politici contemporanei concordano (con più di una ragione) nel considerare l’affissionistica stradale come la tipologia di strumento in assoluto meno efficace per persuadere un elettore. Questo ha portato a un declino anche piuttosto evidente nell’uso di materiali cartacei sui cosiddetti 6×3, e anche le plance metalliche montate nell’ultimo mese di campagna elettorale contengono sempre più di frequente spazi vuoti.

Ciò accade per un ovvio deficit di completezza del messaggio che si può lanciare attraverso i materiali affissi per strada. Non potendo accedere all’ampio ventaglio di possibilità di personalizzazione del messaggio e dei destinatari che è garantito da una pianificazione sui social media, dovendo affidarsi più a immagini che a testi approfonditi per questioni di leggibilità, e intercettando inevitabilmente anche cittadini che non sono elettori nel comune in cui è stato affisso il manifesto (il quale è spesso, a sua volta, circondato da altri manifesti commerciali che ne riducono ulteriormente la peculiarità) il classico manifesto elettorale appare come un colpo sparato un po’ nel mucchio, troppo generalista nel contenuto e troppo dispersivo dal punto di vista della percezione.

Questo assunto che, come detto, è in larga parte condivisibile, è stato messo in discussione più volte da alcune scelte creative intelligenti, bizzarre, certamente provocatorie, che hanno offerto enorme visibilità a campagne di affissioni anche molto contenute dal punto di vista della copertura e degli investimenti economici.

Una storia per certi versi surreale, ma certamente assai istruttiva per comprendere l’evoluzione del fenomeno in corso, arriva da Gorizia.

Un cittadino ha infatti deciso di dirimere una bega con un suo vicino di casa acquistando un singolo spazio 6×3 poco vicino all’abitazione dei due contendenti. Il manifesto in questione contiene la definizione (da vocabolario Treccani) della parola ‘infame’, scritta per esteso e senza immagini.

19.5.6 infame

(foto via Leggo)

L’investimento per l’acquisto dello spazio è stato modestissimo, considerando un normale budget di campagna elettorale: con 162 euro, infatti, il cittadino si è garantito il diritto di divulgare quel messaggio per 14 giorni. Questa scelta creativa è stata peraltro considerata perfettamente legale dalla Polizia Locale.

La notizia è stata ripresa da numerose testate locali e nazionali e persino dalla Rai del Friuli Venezia Giulia, garantendo dunque un ritorno, in termini di visibilità, assolutamente vantaggioso e incomparabile rispetto alla spesa affrontata.  

Chi ha avuto la fortuna di vedere lo splendido film ‘Tre Manifesti a Ebbing, Missouri’ troverà più di un elemento di familiarità nel leggere tutto questo.

Il caso di Gorizia, pur essendo piuttosto irripetibile, pone dunque una sfida interessante ai comunicatori contemporanei: sembrerebbe possibile, infatti, ottenere enormi risultati in termini di viralità del messaggio (anche superiori a ciò che si può ottenere sui social media) piazzando il manifesto giusto, nel luogo giusto, con la creatività giusta e con la storia giusta da raccontare.

Magari è un azzardo ma chissà: i manifesti stradali potrebbero diventare, a sorpresa, la nuova killer application delle campagne elettorali del prossimo decennio.